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Far nascere il PD al sud

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Il mezzogiorno si conferma essere l'area geografica maggiormente sottosviluppata in Europa. Le cause sono note da tempo, ed hanno raggiunto quasi una forma strutturale ed immutabile. Non cambiano i dati sulla disoccupazione, specie quella giovanile, così come non cambiano le condizioni sociali ed economiche di un sud che dalla speranza è passato alla rassegnazione.

Dinnanzi a tutto questo, nonostante il consenso plebiscitario del 4 marzo, il Governo nazionale si è soltanto limitato nell'istituzione di un ministero apposito per il mezzogiorno, che fino ad ora ha da un lato bloccato qualsiasi opzione di rilancio e sviluppo, dall'altro taciuto dinnanzi alla richiesta di maggiore autonomia fiscale da parte delle regioni del nord, interpretando il sud solo in chiave prettamente assistenziale.

Eppure come sappiamo esistono migliaia di esempi che raccontano di esperienze positive di impegno e sacrificio. Di servizi pubblici e privati efficienti ed efficaci, di denaro ben speso, di competitività non solo con il nord, ma con il resto del mondo, di welfare innovativi, di lotta alla povertà e alla criminalità organizzata. Il Partito Democratico ha il dovere di coinvolgere queste esperienze rendendole protagoniste della propria narrazione quotidiana, smettendola di inseguire il presentismo imposto da Matteo Salvini.

Il nostro congresso servirà da un lato ad analizzare e comprendere, attraverso una spietata autocritica, i motivi del crollo elettorale. Dall'altro ad organizzare una reazione, costruendo una nuova linea politica forte e credibile, capace di calarsi nella realtà di un paese in cui sembrano dominare rabbia e paura. Per farlo sarà indispensabile utilizzare un linguaggio di verità, che non comporti abiure nei confronti del passato, ma che sia capace di indicare gli errori strategici che hanno portato il nostro partito verso la peggiore sconfitta dal dopoguerra ad oggi.

La reazione dovrà invece concentrarsi su tre punti: la nascita di un nuovo pensiero radicale, che parta dalla convinzione che "l'Italia riparte se riparte il sud", non è uno slogan demodè, ma la precondizione necessaria per la crescita e lo sviluppo di tutto il paese. Combattendo i vecchi e nuovi provincialismi caricaturali, il rivendicazionismo straccione, affermando un nuovo riformismo meridionalista, capace di lavorare sulla valorizzazione dei meriti e delle eccellenze, senza però dimenticare i bisogni di un sud in cui la disoccupazione e la povertà restano ancora le due criticità più importanti da risolvere. 

Occorrerà fare i conti con una forma di partito organizzato, nella quale non solo è praticamente impossibile discutere dei temi di cui sopra, ma che nel corso degli anni ha subito una profonda destrutturazione, trasformando quei pochi circoli locali che esistono, salvo eccezioni, in luoghi aperti solo nel giorno in cui occorre decidere se fare o meno le primarie per eleggere il proprio candidato sindaco. La partita sarà quella di provare ad essere utili, incarnando lo strumento attraverso cui associazioni, corpi intermedi, semplici cittadini, possano avere la possibilità di autorappresentarsi.

Una nuova linea politica e una nuova forma organizzativa non potranno che essere interpretati da un nuovo gruppo dirigente, stando attenti ai trasformismi che da sempre caratterizzano un pezzo rilevante del nostro ceto politico, specie al sud. Sia chiaro, cambiare idea è sempre utile e possibile, ma la credibilità è un elemento essenziale per presentarsi all'opinione pubblica. E il PD nelle regioni meridionali, è apparso come quella forza politica che predicava il merito ma praticava il familismo. Sarà essenziale quindi la crescita e la valorizzazione di una nuova classe dirigente, che abbia la forza e gli strumenti per contrastare il vento del populismo incarnato da Lega e 5Stelle, che si riconnetta con gli intellettuali, con i ceti produttivi, con tutti quei mondi che in questi anni hanno deciso di voltarci le spalle e che invece vorrebbero essere protagonisti della resistenza civile e culturale da far vivere in tutto il paese. La candidatura di Nicola Zingaretti alla segreteria nazionale del PD, nata soprattutto grazie a chi ha fatto vivere un punto di vista critico in questi anni difficili, è riuscita fino ad ora ad interpretare un sentimento di novità e discontinuità, dimostrando soprattutto una forte capacità espansiva fuori dalle mura del PD, anche a causa di un notabilato meridionale che per autotutela e scarsa propensione al cambiamento, è completamente appiattito su chi oggi continua ad incarnare la continuità con il passato. 

Una forte affermazione del governatore del Lazio, specie al sud, può rappresentare il necessario rilancio del centrosinistra, incarnando una nuova ambizione ed un nuovo impegno per scrivere assieme le pagine più belle del mezzogiorno e dell'Italia intera.

Pubblicato da : marco sarracino, middle

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