Overblog
Edit post Segui questo blog Administration + Create my blog

Trump- Usa- Europa

Di
credit: Getty Images

credit: Getty Images

Una parte dei repubblicani americani, storicamente, è sempre stata nazionalista e contro ogni cessione di sovranità a istituzioni multilaterali (ONU, Europa, ecc.). Trump, che è uno dei massimi interpreti di questa visione, si è caratterizzato molto, ad esempio, per il suo antieuropeismo. Ha sostenuto la Brexit, ha voluto i dazi sull’acciaio, ha scelto di non dare seguito all’accordo sul clima, ha stracciato l’intesa sul nucleare con l’Iran, predilige le relazioni con i Paesi governati da nazionalisti. Non è neanche un mistero la sua sintonia con Putin, Erdogan ed alcuni dei sovranisti europei. E, in funzione anti-Europa - e solo per quello - guarda con attenzione pure all’Italia, come dimostra, ad esempio, la scelta di escluderla dalle sanzioni contro l’Iran. Tutto con un unico obiettivo: indebolire quanto più possibile l’Unione europea. Non a caso il suo bersaglio principale sono gli Stati che ancora oggi costituiscono il nocciolo della costruzione europea. Nocciolo dal quale, grazie al governo gialloverde, l’Italia si sta pericolosamente allontanando, rischiando l’isolamento e la marginalità.

Per contrastare questa deriva nazionalista ci vorrebbe da parte dell’Europa una risposta corale e all’altezza della delicatissima fase che attraversiamo. Ma l’Unione Europea sembra ancora essere concentrata su altro. Continuano, purtroppo, a prevalere divisioni, ripicche tra Stati, vanità di qualche leader a dispetto dell’unità e della visione comune.

L’Europa oggi è al centro di uno scacchiere geo-politico molto più difficile di quello di qualche anno fa. Deve fare i conti con l’esplosione del fenomeno migratorio nel Mediterraneo, con le contraddizioni e i conflitti del nord-Africa e del Medio-oriente, con la crescita spropositata - anche militare - della Cina, con le pretese semi-imperiali di Putin e, purtroppo, con una crisi economica dalla quale ancora non siamo usciti completamente. Tutto questo senza poter contare su un alleato storico come gli Stati Uniti d’America.
 

In un contesto tale la risposta affidata ai singoli Stati è del tutto insufficiente. Ci vorrebbe una risposta di tutti, dettata dalla straordinarietà del momento e dalla consapevolezza che ad essa non ci sono alternative. La prossima campagna elettorale per il parlamento di Bruxelles non sarà tra due visioni di Europa ma tra chi vuole smantellarla e chi vuole mantenerla, seppur con i cambiamenti necessari rispetto a come l’abbiamo conosciuta negli ultimi anni.

La posta in gioco delle prossime elezioni europee è proprio questa: la tenuta dell’Europa stessa, mai messa in discussione come adesso sia dentro che fuori.
 

È sbagliata l’idea di chi sostiene che servirebbe un fronte europeista da Macron a Tsipras, passando per il PD, da opporre ai sovranisti. Sarebbe incomprensibile per gli elettori, viste le differenze politiche ed anche culturali che ci sono. Troverei però giusto che tutte queste forze, pur presentandosi ciascuna con la propria autonomia e il proprio simbolo alle elezioni, avessero comunque in comune il filo dell’Europa e una proposta per il suo rilancio. Sarebbe molto importante non solo per la campagna elettorale ma soprattutto per quello che accadrà dopo il voto di maggio.

Certo l’Europa, accanto a tanti risultati importanti, ha commesso pure molti errori. È stata poco solidale con i Paesi più in difficoltà, aggravandone la crisi; si è dedicata solo alla moneta unica senza accompagnare questa scelta con la necessaria unità politica ed economica; ha gestito male il fenomeno dell’immigrazione, girando la testa da un’altra parte durante le emergenze; non ha avuto la capacità di maturare una posizione condivisa rispetto alle diverse crisi regionali e internazionali. Tutto ciò ha indubbiamente minato la sua autorevolezza e forza, indebolendone la tenuta. E ha fatto emergere spinte nazionaliste, generate soprattutto dalla paura e dall’incertezza del futuro che, se non immediatamente contrastate, rischiano di prendere il sopravvento. Con la conseguenza di far saltare in aria quanto faticosamente è stato costruito dopo l’ultimo conflitto mondiale, garantendo pace e sicurezza per tutti.
 

Il processo di costruzione europea rischia davvero di essere al limite. Eppure, sembrerà paradossale, ma proprio questo, che è il momento più difficile della storia dell’Unione, può diventare la fase giusta per il suo rilancio. La disperazione dettata dal rischio della sua disgregazione può trasformarsi nella speranza di un nuovo corso. Proprio l’atteggiamento di Trump, le pretese autonomiste del gruppo di Visegrad e le conseguenze dannose della Brexit possono essere la molla per sollecitare nuove solidarietà tra gli Stati e un nuovo orgoglio europeo. Sembrerà strano ma è proprio questo il momento di agire. È adesso che l’Europa deve dimostrare di esserci. Tra qualche mese potrebbe essere già tardi.

Sono allora soddisfatto per l’annuncio, proprio di questi giorni di Macron e Merkel, di un piano di riforme per rilanciare il progetto di integrazione europea. È la prima volta che accade dopo i tanti anni di difficoltà e irrilevanza vissuti dall’Unione. D’altronde, un’Europa più forte e più autonoma è l’unica risposta per arginare e ridimensionare i populisti che altrimenti rischiano di portare il mondo verso il baratro.
 

È necessaria una maggiore sovranità europea per la sicurezza e la difesa comune, non solo per rispondere a Trump sulla Nato, ma anche per provare a far svolgere all’Europa un ruolo di primo piano nelle crisi del mondo. Serve completare l’Unione bancaria e far partire quanto prima un fondo comune per l’eurozona con l’obbiettivo di rilanciare gli investimenti e la crescita. È utile costruire assieme una politica per governare i flussi migratori.

Ci vuole insomma più coraggio ad agire, anche non escludendo che ad andare avanti in questo progetto ambizioso di rilancio dell’Europa possano essere solo alcuni Paesi.

Il PD deve promuovere su questo tema una grande discussione in Italia, facendo emergere anche le divisioni interne alla maggioranza di governo. Il nostro Paese non può non essere protagonista di un serio progetto di rilancio dell’Unione Europea.
 

L’Europa ha oggi il grande compito di fermare l’onda del nazionalismo senza idee e valori.

Possiamo farcela. L’Europa ha la forza per riuscirci. E sono certo che un nuovo clima in Europa porterebbe una ventata di freschezza anche altrove.

Pubblicato da : michele bordo, front

Condividi post

Repost0