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Le sfide di industria 4.0

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(foto diGroundhopping Merseburg)

(foto diGroundhopping Merseburg)

Le connessioni tra rivoluzione scientifiche e cicli economici sono state ampiamente studiate dalla letteratura accademica, che ne ha analizzato anche le implicazioni sociali. In particolare, economisti e sociologi si sono chiesti quale sarebbe stato il risultato del progresso tecnologico causato dallo sviluppo della microelettronica e della diffusione dei processori informatici alla fine degli anni settanta del novecento.
 

Una delle correnti di pensiero più influenti in tal senso è quella dei “neo-schumpeteriani”, formata da un gruppo di accademici che si ispirano alla teoria dei cicli economici elaborata dall'economista sovietico Nikolaj Kondrat'ev e analizzata dall'austriaco Joseph Schumpeter. Le onde lunghe proposte da uno dei teorici della Nuova politica economica (NEP) di memoria leninista rappresentano cicli economici sinusoidali della durata tra i 50 e 70 anni che si svolgono regolarmente in un'economia capitalistica.
 

Economisti “neo-schumpeteriani” come Carlota Perez e Christopher Freeman hanno ripreso la teoria delle onde lunghe per spiegare il passaggio dal quarto ciclo al quinto ciclo di Kondrat'ev. Secondo loro, il quarto ciclo, basato sul paradigma della produzione di massa e sull'utilizzo del petrolio come fattore chiave della produzione, è stato sostituito da un quinto ciclo basato sull'utilizzo della microelettronica e delle telecomunicazioni. I nuovi meccanismi produttivi basati sull'informazione diffusa hanno diminuito l'importanza dei quadri intermedi perché i loro compiti sarebbe stati parzialmente svolti dai nuovi macchinari. Sulla base dei fattori socio politici dell'epoca, il depotenziamento delle mansioni dei quadri intermedi avrebbe potuto causare un aumento delle responsabilità individuali dei lavoratori, oppure concentrare il potere decisionale nelle mani dei manager.
 

Il paradigma che si è infine delineato, genericamente chiamato della produzione snella, sebbene sia applicato in maniera differente in ciascuna fabbrica, ha ridistribuito i compiti solo in minima parte a favore degli operai. Spesso, i lavoratori hanno  ricevuto maggiori responsabilità a fronte di minori tutele e maggiore stress. Possiamo credere che una delle cause di questo risultato sia stato l'esaurirsi della lotta di classe e la cessazione del controllo sull'economia da parte della politica. Fattori che hanno sbilanciato il peso contrattuale dalla parte del capitale.
 

Industria 4.0
 

Oggi potremmo essere di fronte ad un altro cambiamento epocale, il quale riflette l’esaurimento del quinto ciclo di Kondrat’ev e l’avvento di un sesto caratterizzato dai mezzi di produzione di industria 4.0. La prospettata nuova rivoluzione industriale non scaturirebbe dal massiccio utilizzo di un fattore produttivo come il petrolio e la microelettronica, ma da una serie di innovazioni chiamate Cyber Physical Systems. Tali innovazioni raggruppano quei dispositivi capaci di ottenere una certa autonomia decisionale che li consenta di interagire nel modo migliore possibile sia con la catena di montaggio reale che con l'ambiente virtuale. Una delle innovazioni è difatti rappresentata dall'introduzione su larga scala delle fabbriche virtuali, luoghi dove la produzione è simulata al fine di prevedere le criticità che possono presentarsi nell'ambiente reale.
 

Allo stesso tempo, il mondo diventa sempre più interconnesso e miliardi di utenti condividono i propri gusti e i propri desideri d'acquisto sui social network. La filiera di distribuzione del prodotto si accorcia perché i clienti hanno l'opportunità di contattare direttamente produttori e fornitori. Gli input che i consumatori rivelano alle imprese potrebbero attivare immediatamente i macchinari attraverso la tecnologia Internet of Things. Anche grazie all'utilizzo dei sistemi cloud, il sistema potrebbe immagazzinare quantità incredibili di dati sulle preferenze dei consumatori, i quali potrebbero confluire in banche dati gestite con tecniche chiamate Big data analytics
 

Di conseguenza, grazie anche alle innovazioni nel campo della robotica, i macchinari, se controllati da operai esperti, potrebbero essere in grado di produrre direttamente quanto richiesto dal mercato accorciando la catena di comando aziendale. Si potrebbe creare una filiera produttiva altamente recettiva e flessibile, in cui l'intelligenza umana gioca un ruolo di secondo piano rispetto a quella delle macchine. Se così fosse, le mansioni dei lavoratori lungo la linea di montaggio cambieranno radicalmente.
 

Le imprese dovranno ristrutturare le proprie fabbriche in modo da tramutarle in “smart factories”, ovvero luoghi attenti all'ergonomia, all'efficienza energetica e al flusso dei dati. Le attività umane principali non saranno le funzioni manageriali ma quelle di Ricerca & Sviluppo, di analisi dei dati e di gestione dei nuovi macchinari. Le imprese dovranno porsi il problema di come sostenere le attività di R&S, considerate costose e rischiose. Potrebbero quindi decidere di esternalizzare tali attività a centri di ricerca che possano trasferire loro le conoscenze accumulate. Un modello di trasferimento tecnologico di successo è quello del Fraunhofer Gesellschaft, il più importante centro di ricerca applicata europeo, basato a Monaco di Baviera e ramificato in 67 centri tematici. 
 

Una governance di successo
 

Uno degli istituti che compongono il centro di ricerca è il Fraunhofer IWU, il quale focalizza la sua attività nella costruzione di macchinari. Grazie ad una partnership con Volkswagen, tale centro ha condotto esperimenti nell'ambito delle smart factories. costruendo una fabbrica sperimentale a Chemnitz, nei pressi del principale stabilimento della casa automobilistica nell'ex Germania Est. La fabbrica prende il nome di “E3 Forschungsfabrik” e si prefigge di essere autarchica dal punto di vista energetico, minimizzare le emissioni ed elaborare un sistema ergonomico che meglio si adatta alle esigenze dei lavoratori. Il progetto è importante perché aiuta le imprese a condurre la sperimentazione necessaria ad affrontare le nuove sfide tecnologiche ma che risulta troppo rischiosa da condurre internamente, visto non tutte le idee avviate nella fabbrica sperimentale potranno essere applicate negli stabilimenti Volkswagen.
 

Il Fraunhofer Gesellschaft è un fattore abilitante che il sistema tedesco fornisce alle proprie imprese. Il successo dell'istituto deriva dalla connessione degli interessi pubblici e privati che lo sostengono. Le risorse di base che il governo eroga all'istituto sono pari ai finanziamenti che questo ricava attraverso i contratti con i privati e la partecipazione a bandi di gara pubblici. Ciò ha permesso di ottenere finanziamenti dal governo federale e dai vari governi regionali per un ammontare di quasi 700 milioni di euro nel 2015. Sebbene sia una società di diritto privato, i dipendenti sono soggetti al contratto del pubblico impiego dato il grande peso pubblico nei finanziamenti.
 

Il Fraunhofer beneficia della chiarezza della governance del sistema di ricerca tedesco, dove i maggiori istituti non entrano in competizione tra loro, oltre che delle relazioni stabilite con le università e con le imprese. Il Fraunhofer rappresenta infatti uno dei tre distinti pilastri del sistema di ricerca insieme al Max Planck Gesellschaft, il quale si occupa solo di ricerca di base e il Deutsche Forschungsgemeinschaft che finanzia le attività di R&S. Per quanto riguarda le relazione con il settore privato, i rappresentanti delle imprese siedono nelle posizioni chiave dei centri Fraunhofer in modo da conoscere nel dettaglio i punti di forza degli istituti al fine di comprendere quali attività di R&S esternalizzare. Infine, tutti i presidenti dei singoli istituti sono membri di facoltà accademiche, i quali fungono da intermediari tra i due mondi, ad esempio raccomandando gli studenti migliori.
 

In Italia si è cercato recentemente di formare una strategia di governo della ricerca in funzione della programmazione dei Fondi per lo Sviluppo e per la Coesione. In certi casi, tale strategia prevede un finanziamento pubblico pari alle risorse messe a disposizione dai privati. La direzione è giusta ma c'è molto da lavorare per rendere competitivo un sistema dotato di poche risorse, sostenuto da un sistema universitario che fatica ad emergere nel campo della ricerca applicata e privo di un attore forte che sia in grado di mettere in contatto università, imprese e centri di ricerca in modo da favorire lo sviluppo industriale del paese.
 

Quali risultati?
 

Una governance ottimale della ricerca potrebbe non solo rafforzare il sistema industriale del paese, ma intervenire anche nell'evoluzione di industria 4.0. Se, durante l’emergere del quinto ciclo, l'indebolimento dei sindacati e l'affermarsi del paradigma neoliberista volto a minimizzare l'intervento statale in economia hanno favorito una ridistribuzione delle competenze che ha premiato il capitale, il sesto ciclo, tuttora in gestazione, potrebbe riservare sorprese. L’utilizzo di risorse pubbliche volte a finanziare centri di ricerca pronti a collaborare con soggetti privati, potrebbe incentivare la creazione di luoghi di lavoro a basso impatto ambientale, salubri e dove le competenze operaie possano essere messe in evidenza, come nel caso tedesco.
 

Una forza politica di sinistra, sia di governo che populista, dovrebbe favorire il miglioramento delle condizioni della classe lavoratrice. Se una forza populista può permettersi di richiamare una generica centralità operaia raggiunta tramite il ritorno alla lotta di classe e alla nazionalizzazione dei mezzi di produzione, una forza di governo deve cercare risposte più complesse. Un ritorno alla conflittualità sociale nei termini passati non può aver successo nel mondo moderno, in cui le imprese appaiono controllate da gruppi multinazionali senza volto. Un'accanita resistenza potrebbe solo provocare una delocalizzazione dolorosa.
 

Come ha affermato Emanuele Macaluso, la lotta di classe non va mitizzata ma neanche archiviata, perché è uno strumento estremamente utile in alcuni frangenti ma deve essere utilizzata in maniera razionale, a seguito di un lungo lavoro di informazione e contrattazione. Una forza di sinistra che si pone l'obiettivo di governare il paese deve quindi investire in quei fattori che  aumentano il potere contrattuale della classe operaia. Da una parte, non può esimersi da elaborare un grande piano di politiche attive del lavoro, incentrate sulla formazione continua individuale, come avviene nei modelli di flexicurity nordica. Dall'altra parte, deve creare un ambiente favorevole allo sviluppo di una mentalità volta ad utilizzare le nuove tecnologie al fine di promuovere la conoscenza e l'emancipazione operaia lungo la catena di montaggio.
 

Quest'ultimo obiettivo può essere raggiunto sopratutto attraverso il coinvolgimento dei sindacati nelle decisioni delle imprese e un costante impegno politico volto a promuovere questi temi. Ma affinché le intenzioni politiche non rimangano lettera morta, devono essere associate a progetti concreti che sappiano sfruttare le innovazioni in tal senso. Solo grazie ad una massiccia attività di R&S portata avanti da enti di ricerca dotati di una precisa funzione sociale è possibile valorizzare gli strumenti di industria 4.0 al fine di ottenere migliori condizioni lavorative e una ridistribuzione delle competenza che favorisca la classe operaia.
 

Le maggiori conoscenze operaie lungo la catena di montaggio avrebbero un significato importante nella composizione sociale del nostro paese perché costituirebbero un aggravio dei costi per le imprese che decidono di licenziare il personale o delocalizzare le fabbriche. Le conseguenze non si limiterebbero al miglioramento della stabilità lavorativa ma sfocerebbero nel rafforzamento del ruolo dei sindacati e della politica.

 

Pubblicato da : Enrico Cerrini

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