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Banca d’Italia e Consob: la posta in gioco europea

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(Foto di Wydec)

(Foto di Wydec)

Se rileggiamo oggi il “Rapporto dei Cinque Presidenti” sul futuro dell’Unione economia e monetaria europea, troviamo una tabella di marcia ambiziosa, con un’indicazione di date precise, dal 1 luglio 2015 al 30 giugno 2017. Nella relazione di Juncker, Tusk, Dijsselbloem, Draghi e Schulz si includevano le tappe del completamento dell’Unione Bancaria. Tra l’altro, entro giugno 2017, l’accordo su un sistema comune di garanzia dei depositi.

 

Nel nuovo documento di riflessione pubblicato il 31 maggio 2017 da Dombrovskis e Moscovici, la tabella di marcia non ha più l’ambiziosa indicazione dei mesi. L’esigenza di trovare un accordo sul sistema europeo di assicurazione dei depositi è collocata “idealmente entro il 2019”, per averlo operativo “entro il 2025”. 

 

Si dirà: che noia questi documenti, che noia questi negoziati della “neolingua” bruxellese. Invece, è in questi processi che dobbiamo leggere il merito e il futuro delle scelte sulle istituzioni della democrazia economica dell’Italia, come la Banca d’Italia e la Consob. Nei negoziati sull’unione bancaria e sull’unione del mercato dei capitali, oltre che nelle azioni sulla vigilanza in Italia, c’è molto del nostro futuro. 

 

Quando Mario Draghi raggiunse il vertice della Banca Centrale Europea, il compianto Marcello De Cecco, tra i 45 fondatori del PD (purtroppo oggi nessuno lo ricorda più) sottolineò meglio di tutti l’importanza del rapporto tra Italia ed Europa. Tra il contesto territoriale italiano – che non riguarda solo lo Stato centrale – e la presenza a Bruxelles e a Francoforte. De Cecco lo faceva con un certo orgoglio per Via Nazionale, istituzione che aveva studiato con passione, collaborando a lungo con l’Ufficio Ricerche Storiche.

 

Da quel momento ci separano più di sei anni, in cui l’Italia ha affrontato una situazione molto difficile nel contesto bancario, che sarà affrontata, soprattutto sulla vigilanza, anche nella sede della Commissione parlamentare di inchiesta sul sistema bancario e finanziario.

 

Con i cambiamenti della vigilanza e il ruolo crescente della BCE, il nesso tra Italia ed Europa è ancora più evidente. Lo sarà ancor di più nel 2018, mentre la fine del mandato di Mario Draghi si avvicina. In questi passaggi delicati, possiamo fare gli interessi dell’Italia solo attraverso istituzioni pienamente legittimate.

 

Oggi c’è bisogno di allargare lo sguardo. Per la nostra classe dirigente e per la nostra classe politica, è urgente dare priorità agli interessi del Paese nei processi economici europei e comprendere realmente l’importanza di questa posta in gioco. Per dare all’integrazione europea maggiore concretezza e per dare al nostro sistema creditizio maggiore credibilità.  

Pubblicato da : middle

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