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Rilanciare le Autonomie

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Rilanciare le Autonomie

Nel corso di pochissimi anni l’arretramento degli ideali autonomistici è stato davvero pauroso, ha espresso una delle forme della crisi democratica, si è manifestato con la svalutazione del potere e del prestigio delle amministrazioni locali e con un dilagante neocentralismo.

La crisi economica e sociale, l’incapacità far fronte alle ristrettezze finanziarie, agli squilibri di destinazione delle risorse e all’anchilosi burocratica – un male, questo, che contribuisce alla crisi di legittimazione delle democrazie –, hanno confinato ai margini il «federalismo», che era stato il cavallo di battaglia nell’esplosione della questione settentrionale e l’oggetto di una competizione poco costruttiva.

Si è imposta un’idea di comando verticalizzato, anche per compensare la crisi dello stato nazionale con poteri economici e mediatici senza confini e senza limiti di forza e con la fredda cessione di sovranità all’Unione europea. Un sistema che schiaccia le autonomie locali, ne riduce le ambizioni, apre spazi a una distribuzione piuttosto arbitraria delle risorse, per occasioni, concentrandole soprattutto sui poli di maggiore sviluppo o di maggiore vicinanza al potere di turno, senza la promozione di un’«agenda urbana» o di politiche per le aree territoriali marginali.

La debolezza delle autonomie locali e la fragilità della classe dirigente politica locale, privata di forti organizzazioni collettive della partecipazione politica, di aggregazione della cultura politica, sofferente la segmentazione fra i diversi livelli organizzativi lasciata sola o piegata ad un ruolo gregario, non reggono l’urto della disgregazione sociale e delle tendenze populiste. Non hanno più la capacità di rappresentare un’alternativa dal basso e dunque una tenuta dal basso, come per lunghi anni, dopo la crisi della prima Repubblica e con le riforme degli ordinamenti e dei sistemi elettorali era avvenuto. Certo, ha pesato anche lo stillicidio di scandali, che ha toccato in modo speciale le regioni, diventate per anni il luogo incontrollato di una partitizzazione clientelare senza partiti o di una disinvolta supplenza degli apparati partitici ormai evaporati, di partiti senza più base, con le risorse organizzative concentrate in poche mani, fatte contro ogni etica e regola a spese delle istituzioni; o il meridione, dove si spesso è rinunciato a fare battaglie di rinascita per cedere ai poteri costituiti e ad una rincorsa della personalizzazione politica più esasperata e deteriore.

Pubblicato da : Marco Filippeschi

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