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La Corruzione: sfida aperta allo Stato

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La Corruzione: sfida aperta allo Stato

Pochi fenomeni in Italia sono stati sottovalutati come la corruzione. Anche per effetto di “patologie” spesso sfociate in sfida aperta allo Stato (si pensi alle mafie), la portata letale di questa realtà, più o meno sottotraccia, è stata a lungo trascurata. Il paradosso è che per anni, prima che questo bubbone esplodesse in tutte le sue drammatiche conseguenze, bustarelle e mazzette sono state addirittura viste come un fattore di crescita o un indicatore di sviluppo, quasi si trattasse di una forma di ridistribuzione delle ricchezze anziché di deprivazione collettiva. Secondo uno dei luoghi comuni più triti ed errati, “prima almeno mangiavano tutti”. Sullo sfondo, la convinzione che in fin dei conti oliare meccanismi arrugginiti col denaro non sia poi così grave, se riesce a far girare più velocemente l’ingranaggio. 
Eppure se si guarda al fondamento in cui lo Stato di diritto trova la sua ragion d’essere, cioè la regolazione dello stare insieme secondo regole comuni, è vero esattamente l’opposto: la corruzione mina al punto la civile convivenza da rappresentare uno dei pericoli maggiori che una comunità organizzata può correre. I motivi sono numerosi, a dimostrazione di quanto si tratti di un problema cruciale da cui discendono a cascata una serie di conseguenze rilevanti. Innanzitutto c’è il tema etico e morale: è inaccettabile che il rispetto delle regole sia sopravanzato dalla logica dell’illecito, in una sorta di perversa legge di natura secondo la quale ad aver diritto a sopravvivere è il più furbo anziché il migliore. La corruzione, tuttavia, inerisce molti altri aspetti assai più concreti e quotidiani. Come un cancro che si estende agli organi sani ed è in grado di debilitare anche il fisico più atletico, allo stesso modo uno Stato affetto da corruzione sconta un corollario di conseguenze a carico della collettività: solo per citarne alcune, servizi scadenti, concorrenza falsata che danneggia le aziende oneste, lavori pubblici mai portati a termine, in ritardo o con un aggravio di spesa insostenibile. I costi, in pratica, non sono solo in termini di ricadute negative nel funzionamento della macchina statale ma interessano anche il lato prettamente economico, come una tassa “extra” che il contribuente onesto è chiamato a pagare.

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Pubblicato da : Raffaele Cantone, rightslider

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